domenica 24 giugno 2012

Non si dice


Strafalcioni leghisti (spero sia un fotomontaggio)
Mi divertono follemente gli errori grammaticali, gli strafalcioni scritti e orali. In genere, quando li sento in diretta, fatico dannatamente a trattanere una smorfia sorridente, un ghigno beffardo, una piccola convulsione. Per educazione, cerco sempre di controllarmi. Mi trattengo. Ma a stento. Poi però me li ricordo, li annoto, li analizzo. 

La lingua italiana maltrattata e storpiata, abusata e umiliata. Ma anche il latino e l'inglese,  utilizzati in modo sciagurato, indistintamente, sia da manager rampanti in giacca e cravatta sia da volenterose persone di strada che s'avventurano su terreni linguistici impervi.

Due geni, tatuato e tatuatore

Panico negli studi legali
Per non disperdere questo immenso patrimonio di obbrobri - che a mio avviso suggerirebbero, assolutamente, maggiore severità da parte degli insegnanti nei confronti degli studenti delle elementari, ma anche delle medie, delle superiori e dell'università - ho utilizzato il mio account Twitter elencandoli tutti con l’ashtag #nonsidice

Siccome da febbraio (quando ho lanciato il primo twit della serie) ad oggi se ne sono accumulati diversi, li vorrei elencare qui di seguito in rapida successione. Non sono tutti, ho fatto una sommaria cernita dei peggiori:

- touch cream
 
- la posta elettrica

 
- non problem

 
- patner (questo lo dico anche io, perché quando ho fretta mi mangio la r)


La grammatica padana
- bad and breakfast
 
- bread and beckfast
 
- area curtiliva

 
- frontespazio

 
- sgombro (se non stai parlando di un pesce ma di uno sgombero)

 
- disegniare 
 
- ippovedente (sarà forse un ippopotamo con gli occhiali?)

 
- a doc (assenti alla lezione di latino?)
 
- in mignatura 
 
- pensavo che leggevi 
 
- sta sera 

 
- più meglio 

 
- d'intorni 

 
- si sivola (molto bolognese).


Ce ne sarebbero molti altri, ancora non codificati, come dimostrano anche le foto. Non perdetevi i prossimi strafalcioni marchiati con l’ashtag #nonsidice su Twitter. Siccome ci tengo al blog, inserirò anche nei commenti le nuove perle che scoverò.

giovedì 31 maggio 2012

Abbracciamoci?

Mi piace il giornalismo sobrio. Soprattutto se ci sono di mezzo tragedie, morti, distruzione, disperazione. Ecco perché non ho per niente apprezzato la prima pagina sul terremoto della Gazzetta di Modena di ieri. 

Certo, l’impostazione grafica, il titolo, il sommario trasudano partecipazione, condivisione di dolore, dramma. Credo sia una “prima” concepita in modo sincero, non strumentale. Non finalizzata, per intenderci, ad accattivarsi la benevolenza degli sfortunati lettori della Bassa modenese – e quindi più copie vendute in edicola. Però l’ho trovata fuori luogo: forse non patetica, ma esagerata sì. Ovvio che si tratta di una mia sensibilità, derivante dalla convinzione che il giornalismo, a tutti i livelli, debba concentrarsi sui fatti, senza diventare il megafono di sensazioni ed emozioni delle quali, purtroppo, la flagellata popolazione della provincia modenese – giornalisti inclusi – è intrisa in questi giorni dolorosi.


Sono anch'io ovviamente angosciato e preoccupato per quanto accaduto, ma mai mi sarei sognato di titolare “Abbracciamoci!”. Anche se davvero la reazione della gente è stata straordinaria e la solidarietà è una delle caratteristiche più meravigliose degli emiliani: così ferocemente produttivi e individualisti nella quotidianità, così umani e altruisti in caso di necessità. Generosi e infaticabili. Però, sul giornale, io preferirei comunque leggere solo notizie, non commoventi frasi ad effetto né proclami vagamente populisti oppure inutilmente pomposi o perlomeno falsamente consolatori, non volendo essere eccessivi, del tipo:  Il terremoto non piegherà Modena e la Bassa”.

No, no, più la osservo più son perplesso. “Nel ringraziare chi ci aiuta, ci è vicino, ci tiene forte la mano”. Oddio santo, neanche in un salmo di Chiesa! Cronaca, basta la cronaca: non è così difficile e comunque a nulla serve enfatizzare le tragedie. Non occorre dopare notizie drammaticamente forti. 

E vogliamo parlare delle ultime righe? “Nella paura di altre terribili scosse infinite come il nostro CORAGGIO”. Basterebbe sottolineare la scelta di editing delle lettere maiuscole di coraggio… Non mi spingo oltre. No, stavolta la Gazzetta si merita la mia personalissima insufficienza in giornalismo: 4-

mercoledì 23 maggio 2012

Son contento che abbia vinto Grillo

A me Grillo non è mai piaciuto. Non ce la faccio a credere ai santoni, a chi si autoproclama leader senza confrontarsi con un'assemblea, a chi fa tutto facile e solletica la pancia della gente, a chi non rispetta mai l’avversario, a chi la spara grossa (tipo l’uscita dell’Italia dall’euro o la mafia che non strangola le sue vittime), a chi non è capace di mediare e si pone come detentore della verità assoluta, peraltro incappando pure in diverse topiche scientifiche, come ha sottolineato Wired.
Sul fronte della comunicazione, poi, la mia critica è feroce. C’è un grave problema di linguaggio, che drammaticamente trasmette violenza e odio nei confronti di chi non la pensa come te e per questo viene bollato come nemico da eliminare. Condivido al cento per cento l’analisi di oggi a firma Michele Serra



Detto tutto ciò. Sono contento che il Movimento 5 Stelle abbia vinto quattro Comuni, tra cui Parma. Intanto perché il Movimento è un fenomeno più complesso e interessante rispetto alla figura del pur ingombrante leader. Poi perché rappresenta una voglia vera di cambiare lo status quo e di impegnarsi in politica senza secondi fini. Infine perché su alcuni temi propone approcci, analisi e soluzioni stimolanti, perlomeno da valutare con attenzione.

Pizzarotti, sindaco di Parma
Adesso potranno finalmente verificare quanto è duro amministrare, anche a livello locale. 

Quanto è difficile selezionare una classe dirigente locale all’altezza, che riesca a sostenere e supportare nei consigli comunali e nelle giunte l'azione dei sindaci appena eletti. 

Quanto è dannatamente complicato far quadrare i conti pubblici; tradurre slanci e ideali in azioni concrete; mettere in moto la melmosa macchina burocratica comunale; vincere le inerzie e gli interessi particolari di cittadini, associazioni, istituzioni, aziende, sindacati; mediare posizioni divergenti e prendere decisioni ponderate e partecipate. 
  
Magari dimostreranno di saperci fare, introducendo nuove modalità di governo, ridando dignità e valore alla politica, mettendo passione ed entusiasmo dove oggi regnano prudenza, lassismo e coltivazione di interessi privati.

Lo auguro ai cittadini di Parma e degli altri tre piccoli comuni. Io seguirò attentamente il lavoro dei nuovi sindaci, cercando di mettere da parte pregiudizi e perplessità (che ho). Perché sono convinto che anche da queste esperienze ci potrà essere qualcosa – o forse molto – da imparare.

venerdì 18 maggio 2012

Non posso fare almeno di te


Carissimi innamorati, occhio alla grammatica. Impazzano nei social media fotografie di graffiti urbani zeppi di strafalcioni e orrendi abusi della lingua italiana, martoriata e offesa in ogni modo. 

Chissà se le Giuliette d’Italia siano o meno sensibili alle nefandezze linguistiche degli sciagurati Romei? Se io fossi la destinataria di una scritta su un muro (già di per sé non particolarmente civile né sobria, come forma di comunicazione), peraltro contenente un errore topico, beh, caro il mio Romeo, bye bye. Ma forse è perché sono del mestiere e ci tengo alla forma linguistica abbinata a sostanza contenutistica. Non solo in amore. 

Su Facebook, comunque, esiste un esilarante pagina intitolata L'incerta sintassi delle scritte sui muri da parte di infelici Romeo, che consiglio vivamente e che raccoglie una galleria imperdibile. 

Quali sono gli errori più comuni? Primo assoluto l’uso sconsiderato dell’acca: “Ti o tanto amato”, “O bisogno di te”, “Principessa torna ha volare con me”.


Poi i verbi, dannati verbi. I congiuntivi, i condizionali, la misteriosa e ardita concordanza dei tempi che addirittura rimanda (aprendo uno squarcio d’orrore al solo pensiero) alla consecution temporum della lingua latina. Giammai. Meglio l’indicativo presente per evitare spericolati tentativi che sconfinano nello spasso. Esempi?  “Se tu non ci fossi, la mia vita non esistesse”. “Rimanerai sempre nel mio cuore”. “Non voglio che i nostri destini si perdino nell’infinito… e tu?”.


Ci sono altre tre tipologie interessanti. 

Uno, l’apostrofo messo a casaccio. “Buon S’Anvalentino, ti amo”. 

Due, gli errori di costruzione della frase: “Jessica sei l’unica ragazza che non ho mai avuto paura di dirti ti amo”. 

Tre, i “combo” – errore grammaticale più errore di concetto – del tipo: “L’allontananza ha fatto rafforzare la tua assenza”.

Poi c’è l’apoteosi dell’assurdo. Per me il premio va a: “Non posso fare almeno di te”. Commovente, quasi poesia. 


E se Giulietta, donna sposata ma ormai trascurata da un distratto Romeo, si sentisse sola e disperata? Non c’è problema. Esistono scritte - ed errori - per ogni esigenza e palato. 

“Tuo marito ti trascura all’etto? Chiamami”.


giovedì 17 maggio 2012

Laurea honoris causa per Malagoli

Malagoli colpisce ancora. Il capo condominio preferito dagli italiani (ricordate questo vecchio post?) torna alla ribalta grazie al certosino ritrovamento dell'amico Enrico Bugin, che nel proprio prezioso archivio ha rispolverato quest'opera d'arte, postandola prontamente su Facebook.



C'è da aggiungere altro? Beh, riciclo i commenti su Facebook di alcuni amici (inclusi ovviamente i miei), che mi paiono alquanto significativi. 

Marco Fiori Fantastico! Vorrei organizzarci una mostra in una location di prestigio. Dai, dai... 
Enrico Bugin tralaltro anni fa avevo scritto una sorta di glossa serissima (l'uso dell'iniziale maiuscola enfatico e il punto di domanda polemico-retorico). Devo trovare anche quella. 
Enrico Bugin ho undici esemplari, alcuni su carta intestata "Monocibec - Gres Ceramico Smaltato - Sassuolo, Italy"  
Franco Hüller spero che non si ripeta? 
Enrico Bugin si lamentOno  
Giambattista Marchetto Brutto Brutto 
Luca Covre Però la parola 'incivile' rende. 
Marco Fiori Insisto: merita una laurea honoris causa in comunicazione