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lunedì 27 febbraio 2012

La gaffe del gas


All’inizio, quand’ero un imberbe e ingenuo cronista di paese, pensavo fosse una buffa beffa. Un refuso goffo, clamoroso, greve. Capitava un problema con il gas in un’abitazione e – immancabile – scattava il patatrac giornalistico. La fuga diventava figa. Sì, proprio così. Una delle notizie più diffuse nelle cronache di provincia diventava occasione d’orrido errore che suscitava risate grasse, commenti maliziosi, rossori di colleghi. La prima volta, passi. Successe una seconda volta, dopo pochi mesi. Prima il Carlino, poi la Gazzetta. Erano i primi anni Novanta. Poi sono cresciuto e ho conosciuto altri tipi di obbrobri che popolano il mondo della comunicazione.  

Ma pochi giorni or sono, al corso di web 2.0 del Cerform a Sassuolo, parlando con alcuni simpatici colleghi, si è rinverdito il fanciullesco ricordo. Quindi che fare se non googlare “fighe di gas” e vedere l’effetto che fa? Boom di risultati. Provare per credere.  
Allora è tutto come allora. Evviva! Come allora, peggio di allora. Perché il web è pieno di giornali, siti di agenzie immobiliari, assicurazioni. Mi chiedo: il refuso sulla carta stampata è irrimediabile. Ma sul web, diamine, correggetelo!


La congrega della “fighe di gas” è evidentemente subdola e convinta, non si fa fermare dai progressi tecnologici. Resiste e si diffonde. Cosa li muove? L’associazione misogina donna = gas, cioè pericolo? Il pensiero fisso del maschio medio che trova sfogo a ogni fuga (di gas)? La speranza che una tragedia si tramuti in opportunità? Io in fondo mi accorgo che ci sono affezionato, alle fighe di gas. 

Non mi è mai capitato il privilegio di incappare nello sconcio refuso, ma ecco, con questo post penso di aver rimediato: viva viva le fighe di gas.

2 commenti:

  1. Un collega vittima del refuso sostiene che la colpa sia del posizionamento della I e della U sulla tastiera. Effettivamente sono vicine... ma io credo esista una componente maliziosamente e segretamente volontaria.

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